Buch lesen: "Vecchie cadenze e nuove"
Emilio De Marchi
Vecchie cadenze e nuove

Pubblicato da Good Press, 2020
EAN 4064066073251
Indice
SECONDA EDIZIONE
PARTE I
PRELUDIO
CANTA L'USIGNUOLO
A UNA GIOVINE POETESSA
LITANIE VECCHIE. E LITANIE NUOVE
IL TELEGRAFO. SULLA MONTAGNA
LA TRASMISSIONE. DELLA FORZA ELETTRICA
A UN VINCITORE IN UN DUELLO
ORA DI TEDIO
IL TEMPO E LA MANO
"PER QUARANT'ANNI PARROCO"
L'AGNELLINO DORME
IL CONTADINO
CONCA ALPINA
IL ROSARIO DELLA NONNA
LA CAPRA ED IO
LA FANCIULLA BENEFICA
IL FIUME E LA VITA
AD UN GENEROSO SIGNORE
IL CANTONIERE
A UN VECCHIO CROCIFISSO
PARTE II
CANTILENE DI NATALE
LA CHIESETTA
CANZONETTE DI PRIMAVERA
LASCIAMOLE VOLAR….
I CONSIGLI DEL VECCHIO MARINAJO
IL MAESTRO CONTENTO
LA VILLETTA CHIUSA
DOPO LA PIOGGIA
IL FUNERALE DEL POVERO
IL FABBRO
I VECCHIETTI
LE DUE POESIE
LA SARTINA
ANGELINA
MARIA
L'ACQUA E IL SASSO
IL SORRISO
PREDICHETTA
FESTE E GLORIE
BRINDISI DEI TIPOGRAFI
A VICTOR HUGO
ALL'ITALIA
ODE A VERDI
ALLA TOMBA. DI RE VITTORIO EMANUELE II
I FRATELLI CAIROLI
PARTE III
SUL CAMPO DELLA BATTAGLIA
IL CANTO DELLA PIETÀ
IL CANTO DELL'ULIVO
EVOCAZIONI
LE ORE DELLA VITA
FUNERALE BIANCO
LAGRIME
IL TRISTE RITORNO
VOCE DALL'ALTO
LE VISIONI DEL CIECO
PREGHIERA
SECONDA EDIZIONE
Indice
LIBRERIA EDITRICE NAZIONALE
Diritti di riproduzione, ristampa, traduzione, riservati per tutti i paesi a termini di legge.
Società Lito-Tipografica Lombarda BOLLINI e COLOMBO
MILANO—Via A. Kramer, 19
1904
Al lettore,
Quando nel 1899 usciva per la prima volta sotto forma di Strenna (dell'Istituto dei Rachitici) questa raccolta di poesie che ora si ripresenta nella serie delle Opere complete di Emilio De-Marchi come parte integrante del pensiero e dell'animo suo, il compianto Senatore Gaetano Negri che alla profonda intuizione filosofica univa tanta genialità artistica e amore per tutte le cose gentili presentava il poeta con queste parole:
"Vecchie cadenze e nuove", chiama l'Autore la raccolta delle sue poesie, volendo farci intendere che, se in alcune di esse, si ritrovano le forme e i procedimenti stilistici del tempo vecchio, egli non rifugge dagli allettamenti e dalle raffinatezze dello "stil novo" ch'egli ode. E sta bene. Ma ciò che ci piace, sopra tutto, è che il De-Marchi, e nelle vecchie e nelle nuove cadenze, non abbandona mai quel supremo, direi anzi, quell'unico precetto dello scriver bene, e in prosa ed in versi, che è di scrivere solo quando "amore spira" e di significare a quel modo ch'ei detta dentro. Tutta la differenza, come già ci insegnava Dante, fra gli scrittori profondi e gli scrittori superficiali, fra gli scrittori che rimangono e quelli che non vivono che un'ora di fugace applauso, è tutta qui. Gli uni hanno la sincerità dell'ispirazione a cui risponde la sincerità dell'espressione. Gli altri non hanno che l'artifizio dell'una e dell'altra. Tutte le discussioni d'arte, di scuola, di metodo, non sono che logomachie retoriche e pedantesche. Bisogna che le penne, come dice il padre Dante, vadano "strette diretro al dittatore" Quando ciò avvenga, tutte le cadenze, e vecchie e nuove, sono buone.
"Il De-Marchi divide la sua raccolta in tre parti, ognuna delle quali ha un titolo suggestivo. I segreti pensieri, la prima, Le vaganti immagini, la seconda, Gli intimi sensi, la terza. Il lettore, nei Segreti pensieri e nelle Vaganti immagini, segue gli inquieti atteggiamenti e il continuo agitarsi dello spirito moderno, davanti a problemi a domande, a misteri che ci appaiono tanto più insolubili ed oscuri, quanto più viva è la luce con cui l'intelligenza li rischiara e li determina; negli Intimi sensi egli risentirà la nota tranquilla di un'anima che, nella coscienza del dovere e nella fede degli ideali, sa trovar il conforto e la ragione della vita. Nelle due prime parti, la varietà e la snellezza dei metri riproducono la prontezza dell'impressione e del riflesso che essa suscita nel pensiero; nella terza, l'onda pacata del verso sciolto, condotto con classico magistero, porta sovra di sè la meditazione serena che armoniosamente si svolge con una cadenza misurata e sicura. Fra le belle cose di questa ultima parte, sono due componimenti Le ore della vita e Funerale bianco, che mi sembrano aver un pregio ben singolare di poesia e di pensiero. Si sente in quei versi il palpito di un uomo che è passato per le prove dolorose della vita, e trasmette agli altri la commozione profonda, ma non sconfortante, non disperata, di cui serba le tracce indelebili."
PARTE I
Indice
I SEGRETI PENSIERI
PRELUDIO
CANTA L'USIGNUOLO
Indice
"Benvenuto, vicin, di nuovo in questa Erma dimora, che al lume si accende. Che fu gran tempo spento al pianto mio; Or che la notte la finestra splende, Ove tu preghi su tuoi canti pio, La veglia del giardin non è più mesta.
"Il verde delle foglie anche si accende, La paura si dissipa di questa Antica frasca, nido al pianto mio: Brillan le stelle e vanno per la mesta Vôlta del ciel in un circolo pio Intorno ad una che lucida splende.
"È vuoto il nido tuo…. è vuoto il mio: La speranza non più nel cor accende Garrule gioie e lieti amori in questa Notte del viver nostro; indarno splende La danza delle stelle… In nota mesta Al tuo risponde il mio querelar pio.
"Ma se un raggio di giubilo non splende, Ci conforti, fratel, il cantar pio, Che rompe il duolo della notte mesta. Piangon le mute cose al pianto mio (La nostra sorte altra non è che questa) Nel canto il morto spirito si accende.
"S'apron l'ali agli affanni e scioglie il pio Vol la pietà, se una canzone mesta Nell'alta solitudine si accende. Degli alberi al dolor mescolo il mio Dolor canoro ed ogni stella a questa Grazia vedo tremar che in alto splende.
"A noi concesse un buono Iddio la mesta Voce del canto onde l'amor si accende. Cantano i cuori amanti al canto mio, E se tu canti, la virtù più splende: Null'altro ufficio agli uomini è più pio, Null'altra sorte è pura come questa"
A UNA GIOVINE POETESSA
Indice
Quel che nel verso mio matura a stento
All'ombra dell'antico biancospino
Fiorisce In un momento
In mille rose in mezzo al tuo giardino.
Quel che nel verso mio languido pianto
Suona o singhiozza nella notte oscura
Esce limpido canto
Presso il mattin dalla tua bocca pura.
Quel che alle carte io chiedo dei poeti
E faticosamente intesso al verso,
Al ciel, ai campi lieti,
Al mar tu strappi armonioso e terso.
Tu colle mani verginelle infiori,
O della vita interprete sincera,
I giovinetti amori:
Io sol conforto la vecchiezza a sera.
Piegarsi come salice al tuo pianto
Sento il dolore di mia vita oscura,
Ma quando ride il canto
Del tuo sorriso, rìde la Natura.
—Oh, cessi alfin—a me dice la gente
Una nenia che l'anima ci schianta;
A te, musa innocente,
Gridan l'altre fanciulle: canta, canta…
LITANIE VECCHIE E LITANIE NUOVE
Indice
Nell'ore languide dei caldi estati,
Mentre ronzavano
Api e farfalle d'oro nei prati,
E nella nitida chiesetta il sole
Pingea l'altare,
Non altro udivasi che un susurrare
Di labbra e un morbido
Striscio di suole.
Poi nulla, Attonita nel paradiso,
Bianca la tonaca e bianco il viso,
La pia badessa, dicendo l'Ave, In un soave Sonno chiudeva le luci stanche Entro una nuvola di cose bianche. Il rossignolo nella foresta. Facea la siesta. L'aria tacea calida. Solo All'ora inutile un oriolo Metteva il segno Nella sua vecchia cassa di legno.
* * *
Cangiano i tempi: crollano i santi
Dai pinti portici:
Se alcun ne resta, come si vede,
Su per i canti,
È dell'intonaco più forte il merito
Che della fede.
Stridon le macchine, stridono i garruli
Telai. La grande
Anima torna d'un mondo fossile
E pei comignoli urla e si spande.
Due mila ruote
Un soffio, un sibilo
Agita, scuote
Indemoniate da cento spiriti:
Treman le vôlte,
Balzan gli scheletri delle sepolte.
* * *
I tempi nuovi filano i vecchi,
Dai denti striduli degli apparecchi
Esce il rosario della felice
Età che dice:
"O Pane, o Pane, o bianco o giallo,
Ave boccone!
Dal primo fallo d'Adamo e d'Eva
Confitto in l'ugola l'uomo solleva.
Oggi non basta di un'età casta
La salmodia:
Sui fusi rotola la litania
E l'orazione:
Ave, boccone!
"Te a mattutino, te a mezzogiorno
E te a compieta
Chiama una gente irrequieta,
Che in mezzo ai vortici degli arcolai
Tesse la tela dei lunghi guai:
Ave, boccone, cotto nel forno!
"Sudore e lagrime inteneriscono
Un pan di cenere e di carbone
Che il dente macina della malsana,
Macchina umana.
Ave, boccone!
"O Pane, o Pane, o giallo o nero,
Tu sol sei vero,
Ave, spes unica. Se tu ne manchi, Cedono i fianchi, cedon le braccia, E nella macina il cor si schiaccia."
* * *
Così risonano nel rombo immenso
Del giorno e salgono, monache pie,
De' nuovi tempi le litanie
In mezzo a nugoli di nero incenso.
Ma s'io ritorno per il sentiero
Quando la bianca luna si specchia
Nei rotti muri del monastero,
Mi par d'intendere, o monacelle,
Le campanelle
Che ancor vi chiamano a salmodia:
"O rosa mistica, O domus aurea, Ave, Maria.."
* * *
A queste note,
Che d'una morta speranza parlano,
Del cor io sento strider le ruote
E sonar l'ora d'una passata
Notte stellata.
IL TELEGRAFO SULLA MONTAGNA
Indice
Van per la verde valle e s'inseguono,
Salgono il clivo in ordin lento
I retti tronchi, la rupe sfidano,
Sfidano il vento.
Carche di folgori dal ciel le nuvole
Scendon, ma i tronchi salgono ancora,
Traendo il gracile filo, dell'aquila
Alla dimora
Il pie' confitto nella vulcanica
Roccia, fedeli soldati all'erta,
Dell'uom la scossa alma trascinano
Per la deserta
Region dei turbini, oltre le vergini
Cime, alle soglie d'irti ghiacciai,
Ove non pose capra selvatica
Orma giammai.
Mentre più candido cade sugli omeri
Dell'alpe il verno e tutto tace,
Mentre la spuma del fiume rigida
Sepolta giace:
Mentre sopiti dormono i pascoli,
Che udir nel maggio mugghiar gli armenti,
Sull'agil trama caldo lo spirito
Va delle genti,
Vanno le alate novelle ai popoli,
Vanno gli amori. Da lande ignote
Escon le insidie e delle lagrime
L'aride note.
Spesso nell'ululo piange dei turbini
Un cuor di madre, a cui da sponde
Arse pel vuoto sen dello spazio
Piange e risponde
Del caro figlio l'estremo anelito:
L'ansie s'inseguono al filo ordite,
Urtano i baci estremi e cadono
Spesso due vite.
Cinge la sorda terra una nervea
Rete, che spasima e pianto stilla:
Palpita il mondo del nostro palpito
Alla scintilla.
Così la Mente d'un invisibile
Nume la cieca materia avviva,
E a noi da cieli inaccessibili
La voce arriva.
Tolti gli indugi, muore più rapida
L'ora felice; ai tardi mali,
Tu dei viventi forse il più misero,
Hai dato l'ali.
LA TRASMISSIONE DELLA FORZA ELETTRICA
Indice
(Paderno-Milano, 29 Settembre 1898)
L'oziosa cascata di candide piume
Vestita, delizia di oziosi poeti,
Che versa da secoli dell'acque il volume
Scherzose tra i muschi dei ruvidi greti,
Dei gelidi laghi la chioma fluente,
Dei cieli, dell'iride lo specchio lucente,
La liquida ninfa—mirabile gioco!
Sprigiona, sfavilla dall'anima il fuoco.
Quell'acqua che molle sull'alpe beveste
Nel cavo del tufo freschissima e chiara,
Che lenta trascina nel verde la veste
A greggi, a pastori sì limpida e cara,
Da viva coscienza d'un subito invasa
Scintilla sul desco dell'umile casa,
Nel grave silenzio per lungo viaggio
Sui bruni miei canti diffonde il suo raggio.
Non più di remoti destini contenta
Agli echi susurra del povero sasso,
Non più del molino si abbraccia alla lenta
Costanza e alla ruota fa muovere il passo:
Percossa da nuova superba parola
Lo spirto dell'acque precipita, vola,
Divora le tenebre, le macchine invade,
Riempie di sibili le morte contrade.
Così d'una blanda memoria lontano
Discende la forza a un giovine cuore,
Così la carcassa di morbida mano
L'incendio vivifica d'un fervido amore,
Così dalle lagrime di muta pupilla
La fede d'un nobile coraggio scintilla
E scende infocato da pure sorgenti
Benevolo e forte il Genio alle genti.
Rallégrati, Italia!—non più della lorda
Fuliggine il limpido tuo cielo si oscura,
E manda il comignolo dall'ugola ingorda
Di nordica nebbia mal compra sozzura.
Per rupi e dirupi, per morbidi clivi
Correndo, saltando, tra lauri ed ulivi
Discende al tuo popolo da vette lontano
Sul raggio del sole men sudicio il pane.
Sia caro l'augurio! Se ancora feconda
Dal sasso deriva sì limpida e piena,
Se ancor nelle sabbie de' secoli abbonda,
O madre, la pura italica vena,
Sia caro l'augurio! l'umano destino
Dai cento ruscelli che versa Appennino,
Se al ciel non contrasti la sorte nemica,
Attenda una luce che vinca l'antica.
Qui dove dischiuse del morto metallo
I sensi e ne trasse gli spiriti ardenti,
Qui dove le forze nel ferreo cavallo
Più indomite strinse al cenno frementi,
Qui dove di nuovo miracolo ardito
Disdegna gli spazi del mondo finito
E sciolto dai lacci l'ignoto rischiara,
L'italico genio i tempi prepara.